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35a Rassegna/Concorso Nazionale del Teatro Dialettale Premio "Stefano Fait" 2014/15














































Elenco date
Data Commedia Compagnia File Dettagli
24-10-2014

GRISU', GIUSEPPE E MARIA

Due atti in dialetto veneto di Gianni Clementi

regia di Daniele Marchesini

Teatro dei Filodrammatici "Gino Coseri" di Laives

La Compagnia LA MOSCHETA di Colognola ai Colli (VR)

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GRISU’, GIUSEPPE E MARIA

Trama

 Ambientata negli anni '50, la vicenda si svolge in una sagrestia della provincia veneta e vede per protagonista il parroco del paese, don Gino, alle prese con i piccoli e grandi problemi dei suoi compaesani. In particolare si troverà a dover trovare soluzione ai guai di due sorelle: Maria, moglie di un minatore emigrato in Belgio e Teresa, che tutti conoscono come seria e illibata. Alla loro storia si intreccia quella di altri personaggi, tra i quali il fedifrago farmacista del paese e il sagrestano Berto, invalido e bizzarro, vera e propria croce del povero don Gino.

07-11-2014

GALLINA VECCHIA ovvero: biSogno di gioventù

commedia fiorentina in tre atti di Augusto novelli

regia di Tiziano Ortugno

Auditorium "Don Bosco" di Laives

La Compagnia SESTO ATTO di Sesto Fiorentino (FI)


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GALLINA VECCHIA ovvero biSogno di gioventù

Nunziata, signora matura e benestante, invaghitasi del giovane fidanzato della sua fittuaria, é pronta a "comprarsi" il suo sogno, attraendo il giovane per farselo amante con lusinghe e promesse, mostrando la sua ricchezza e usando modi seduttivi da "femme fatale", fino a cadere nel grottesco.

Un classico della commedia fiorentina rappresentato in una veste insolita, con soli attori uomini.

Una vicenda fatta di un susseguirsi di piccoli intrighi e sentimenti, che suscita risate e anche qualche riflessione.

21-11-2014

MI NO ME SOM NOTA' (la guerra dell'Austria)

atto unico in dialetto trentino di Leonardo Franchini

regia di Gabriella Pedrai

Auditorium "Don Bosco" di Laives

L'Associazione COMPAGNIA DELL'ATTIMO di Rovereto (TN)

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Rovereto, 20 Luglio 2012

 

Oggetto: La Grande Guerra – La speciale memoria della Bassa Vallagarina

 

Per una parte della popolazione ora Italiana, la Grande Guerra è iniziata quasi un anno prima, nel 1914. È un dato storico politico ben conosciuto, perché il Trentino, fino alla fine del 1918 faceva parte dell’Impero Austro Ungarico.

 

Ma c’è una vicenda che riguarda un piccolo territorio che merita di essere conosciuta di più. Nell’estate 1914 gli eventi innescati dall’attentato di Sarajevo erano ormai precipitati, e anche i trentini erano stati chiamati alle armi. In particolare gli arruolati delle zone di Avio e Vallagarina – quelle sul confine con l’Italia – vennero mandati a combattere in Galizia contro i Russi.  “Il tenente ci ha fatto un discorso; ci ha detto che siamo ai 15 di agosto e per i primi di settembre dobbiamo essere tutti pronti per la battaglia, perché l’Austria ha tanto bisogno dissero ad un giovane di Chiusole, e così si può riassumere l’inizio della storia di Bepino, aviense del Vic, il quartiere più povero del paese di Avio, orfano di padre e tuttavia chiamato alle armi.

 

Il giovane era disperato, soprattutto per la situazione nella quale lasciava la madre, e per la sua difficoltà a comunicare (era praticamente analfabeta); ma al reggimento Kajserjäger al quale fu assegnato in breve ebbe una particolare qualifica per la sua ottima mira, e gli fu assegnata un’arma delle più moderne. In Austria non esisteva un corpo di Corazzieri assegnato alla protezione personale dell’imperatore; si usava dire che i difensori erano proprio i Kaiserjäger (cacciatori imperiali), che tuttavia erano al fronte con tutte le altre truppe.

 

Bepino fu fatto prigioniero dai Russi e mandato a Tambov; ma la durata interminabile del viaggio ed il grande freddo fecero pensare a lui ed a tanti altri come lui, di essere in Siberia. Il rapporto con i commilitoni austriaci non era apertamente conflittuale, ma nemmeno molto cordiale. Questi ultimi consideravano un affronto che ad un “Walscher” fosse stata assegnata un’arma prestigiosa.

 

Le relazioni – anche nel campo di prigionia – peggiorarono rapidamente quando l’Italia, fino a quel momento alleata  della Triplice dichiaratasi però “neutrale”, entrò in guerra nel maggio 1915.  In tre giorni, dal 24 al 27 maggio, l’esercito italiano arrivò fino alle porte di Rovereto e lì si fermò tutta la guerra, in una situazione di stallo che si trascinò fino al 1918, con ovvie sofferenze per tutti.

 

Però accadde un piccolo prodigio: la marchesa Gemma Guerrieri Gonzaga, nata de Gresti, riuscì ad ottenere dai Russi che gli abitanti della sua zona (lei era di San Leonardo di Avio) potessero tornare a casa, purché si dichiarassero (“i se notessa”, in dialetto) italiani.

 

Molti riuscirono così a rivedere le famiglie e la loro terra; in seguito la concessione fu allargata, grazie alla instancabile attività della nobildonna, ma questo esce dalla storia che si vuole illustrare.

 

Bisogna considerare che all’epoca, nella zona del basso Trentino – ma anche nel resto della provincia – i borghesi erano in maggioranza “italianisti”, i nobili divisi grosso modo equamente, mentre i contadini, la maggioranza della popolazione, si sentivano italiani di lingua e tradizioni ma non pensavano nemmeno lontanamente di mettere in discussione la loro appartenenza all’Impero e la fedeltà all’Imperatore. Quest’ultima era vissuta quasi come un legame personale, l’Imperatore era considerato alla stregua di un capo famiglia, al quale si doveva rispetto, obbedienza e forse persino dell’affetto.

 

Tuttavia molti preferirono dimenticare questo atteggiamento, e si dichiararono italiani, tornando. Ma non  tutti. Bepino, fra questi, si era sentito particolarmente legato al vecchio Francesco Giuseppe, per l’onore che gli era stato fatto – a lui, un consapevolmente miserabile abitante del Vic – di avere un’arma speciale e di essere Guardia Imperiale.

 

Malgrado la sofferenza per la distanza dalla mamma, decise di non trarre vantaggio, e rimase in Russia. Lì trovò lavoro presso una famiglia di ricchi contadini e cercò di sopravvivere fino a quando avrebbe potuto tornare al suo posto nell’esercito. Però arrivarono le rivoluzioni e nel ’17 la Russia dichiarò finita, per loro, la guerra.

Così Bepino non ebbe altra scelta che tornare, con ogni mezzo, in gran parte a piedi, nel pieno di un inverno di particolare ferocia.

 

Questo è un episodio di storia minima, che mostra alcuni aspetti della vita delle popolazioni di confine (un tema trattato anche da Rigoni Stern nella “Storia di Tönle”, per il territorio di Asiago); e soprattutto può mostrare il perché di un atteggiamento dei Trentini che ha ancora oggi delle manifestazioni. Si pensi, ad esempio, alla inattesa formazione di gruppi di Schützen – la milizia popolare tirolese – in località dove questa tradizione non esisteva, alla riscoperta di radici che in ragione del tempo trascorso, quasi cento anni, dovrebbero essere state dimenticate.

 

Per questo sembra importante proporre la messa in scena non solo in Trentino, dove i fatti sono noti, almeno in parte; ma anche in centri come Milano e Roma, città nelle quali forse qualcuno si chiede come mai resistano – in qualche caso rinascano – delle pulsioni che sembrano prive di una giustificazione storica e, nei casi peggiori, antipatriottiche.

Con lo scopo di restituire il “sapore” delle vicende rappresentate, è stato scelto come mezzo espressivo il dialetto di Avio; è fondamentalmente trentino con qualche influsso veneto (veronese), è facilmente comprensibile – nelle recitazione più che nella lettura – ma certe sue durezze, ben rese dall’interprete che è per l’appunto di Avio, sono rimaste eguali a quelle di cento anni fa e si sposano benissimo con le caratteristiche della popolazione, dedita ancora oggi in gran parte all’agricoltura.

 

C’è anche il filo conduttore dato da una canzone, che fa parte del repertorio di molti cori italiani, anche se è riferita proprio alla zona della quale si sta parlando:

 

 

Sui monti Scarpazi  (tratto da un articolo di Internet)

Questo non è un canto degli alpini, ma appartiene ugualmente al repertorio dei cori che cantano le storie della Grande Guerra. Sui Monti Scarpazi (storpiatura di Carpazi) narra dei giovani trentini arruolati nel 1917[1] dall’esercito austriaco, per combattere sul fronte russo, in difesa dell’Impero asburgico. Dei giovani (classe 1899[2]), che partirono per quelle terre remote, pochissimi fecero ritorno.

«Coloro che non caddero finirono prigionieri dei russi, e un cupo silenzio e un’ansia di notizie scesero sulle province italiane di governo asburgico; simili a quelli che nella primavera del 1943 avrebbero raggiunto da Don le valli delle Alpi. Fu allora che in Trentino nacque una canzone popolare[3]; si racconta di una sposa che parte dal paese e va a cercare il padre dei suoi figli: «Quando fui sui monti Scarpazi | miserere sentivo cantar. | T’ò cercato tra il vento e i crepazi | ma una croce soltanto ò trovà». Allora grida: «Maledetta sia sta guèra!» e vorrebbe seppellirsi in quella neve per restare vicina al suo uomo». (Mario Rigoni Stern, da Tra due guerre e altre storie)

 

 

 

Il canto viene menzionato per la forte invettiva contro la guerra: «Maledeta la sia questa guera, che mi ha dato sì tanto dolor. Il tuo sangue hai donato a la tera, hai distruto la tua gioventù». Commuove il tono tragico, la cadenza che accompagna il dolore inconsolabile di chi ha perduto il suo sposo: «Io vorei scavarmi una fossa, sepelirmi vorei da me, per poter colocar le mie ossa solo un palmo distante da te». Un piccolo requiem, che ha per sfondo eventi prossimi allo scoppio della Grande Guerra.



[1] È un errore: furono arruolati nel 1914.

[2] Anche questo è sbagliato. I “ragazzi del ‘99” furono arruolati dagli italiani nel 1917

[3] Sembra improbabile che sia una canzone popolare “trentina”; la lingua non è quella in uso, è un italiano vagamente dialettizzato; più verosimile che si tratti della traduzione di un canto austriaco.


27-11-2014

CENA CON DELITTO

"CENA DI CLASSE"

FUORI ABBONAMENTO

FUORI CONCORSO

HOTEL IDEAL LAIVES

ore 20:30

Prenotazione obbligatoria

0471 952650 - 0471 954218

366 6606396


LA FILODRAMMATICA DI LAIVES

 

dettagli spettacolo

Una nuova e inedita cena con un delitto da risolvere durante uno spettacolo inedito e avvincente: i tavoli si sfideranno tra loro per risolvere le indagini e ricostruire la scena del crimine. Alunni e insegnanti del liceo italo-elvetico si ritrovano tutti gli anni per ricordare e commemorare una sfortunata gita a Lugano dove morirono, in circostanze non ancora del tutto chiare, un'insegnante, caduta in acqua e due alunni che si erano tuffati per soccorrerla. Gli ex-alunni sembrano tutti amici e solidali ma un arrivo inaspettato smuove il fango e...

Accetti la sfida ? L'investigatore sei tu !


12-12-2014

IL FEUDATARIO

di Carlo Goldoni - rielaborazione in volgare rustico di Marino Zampieri

regia di Roberto Puliero

Teatro dei Filodrammatici "Gino Coseri" di Laives

La compagnia LA BARCACCIA di Verona

dettagli spettacolo

Il Feudatario

Lo spettacolo è frutto della preziosa riscoperta di un testo goldoniano insieme misconosciuto e sorprendente, nato proprio in territorio veronese durante un breve soggiorno dell'Autore nel feudo di Sanguinetto, dov'egli era stato chiamato in qualità di Cancelliere "per redigere un processo verbale": è qui che Goldoni, affascinato e incuriosito, incontra la pittoresca umanità dei contadini del luogo, e insieme la appassionante vicenda che farà da filo conduttore della commedia.
L'eccezionalità del testo (datato 1752) è data dal fatto che, per la prima e unica volta all'interno del suo sconfinato repertorio, Goldoni rende protagonista d'una sua opera la categoria dei "villani", sorridendo benevolmente della loro ingenua rozzezza, subito utilizzata a fini spettacolari, ma nel contempo sottolineando con ammirazione la loro capacità di riunirsi, di fare comunità, di difendere i propri diritti sino alla rivolta pur di liberarsi di antichi soprusi.

09-01-2015

NON SONO UN GIGOLO'

commedia napoletana in due atti di Sasà Palumbo

regia di Sasà Palumbo

Teatro dei Filodrammatici "Gino Coseri" di Laives

A.C.I.S. IL SIPARIO di Napoli

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NON SONO UN GIGOLO’

Trama

 

Non sono un  gigolò è la storia di Michele Gigolo, un giovane chef proprietario di un ristorante al centro di Napoli. Dopo dieci anni di successo, l’Asl gli chiude il locale. Il giovane, insieme al suo avvocato di fiducia, cerca di capire le motivazioni dell’immediata chiusura. Dopo varie vicissitudini e tentativi l’operazione “chiarimento” fallisce. In preda ad un esaurimento Michele tenta di suicidarsi, ma l'intervento tempestivo della sorella e dell’avvocato con vari consigli, riescono a fargli cambiare idea. Tra i due, chi lo fa riflettere per un futuro pieno di successo, è l’avvocato, che gli fa notare come la fortuna è nel suo cognome, aggiungendo semplicemente un accento, quindi trasformare Gigolo in Gigolò. Ma questo grande consiglio, riuscirà a trasformare  Michele Gigolo in un ricco Gigolò?.

23-01-2015

IL CAPPELLO DI CARTA

due atti in dialetto romano di Gianni Clementi

regia di Roberto Bendia

Teatro dei Filodrammatici "Gino Coseri" Laives

La Compagnia AD HOC di Roma

dettagli spettacolo

IL CAPPELLO DI CARTA

Tr

Trama

La storia si svolge nel peggior periodo della recente storia d'Italia, la Seconda Guerra Mondiale.

Una quanto mai classica famiglia della campagna romana viene travolta da tragici eventi, mantenendo però costantemente quella genuina semplicità, dirittura morale e "core" che, nel periodo, contraddistinse tanti piccoli gesti di tanti piccoli eroi, rimasti poi sconosciuti al mondo.

Il nonno, i figli e i nipoti affrontano la guerra e la cattiveria umana con la sola protezione di un "cappello di carta", emblema di una civiltà di lavoratori che hanno semplicemente bisogno di un bicchiere di vino e di un piatto di pasta fatta in casa per dimenticare gli affanni della vita. Gente semplice, testimonianza di umanità che onora i propri morti, proteggendo i vivi, indipendentemente da chi siano e da quali pericoli si debba correre per farlo.

29-01-2015

CENA CON DELITTO

"CENA DI CLASSE"

FUORI ABBONAMENTO

FUORI CONCORSO

HOTEL CASAGRANDE LAIVES

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

0471 952650 - 0471 954218

366 6606396

LA FILODRAMMATICA DI LAIVES


dettagli spettacolo

Una nuova e inedita cena con un delitto da risolvere durante uno spettacolo inedito e avvincente: i tavoli si sfideranno tra loro per risolvere le indagini e ricostruire la scena del crimine. Alunni e insegnanti del liceo italo-elvetico si ritrovano tutti gli anni per ricordare e commemorare una sfortunata gita a Lugano dove morirono, in circostanze non ancora del tutto chiare, un'insegnante, caduta in acqua e due alunni che si erano tuffati per soccorrerla. Gli ex-alunni sembrano tutti amici e solidali ma un arrivo inaspettato smuove il fango e...

Accetti la sfida ? L'investigatore sei tu !

06-02-2015

BASTA CHE VOTI

commedia in due atti di Fabio Macedoni

regia di Francesco Facciolli

Teatro dei Filodrammatici "Gino Coseri" Laives

La Compagnia Teatrale FABIANO VALENTI di Treia (MC)

dettagli spettacolo


TRAMA


20-02-2015

IL MARITO DI MIO FIGLIO

commedia brillante di Daniele Falleri

regia di Roby De Tomas

Teatro dei Filodrammatici "Gino Coseri" Laives

FUORI CONCORSO

LA FILODRAMMATICA DI LAIVES

SERATA FINALE CON PREMIAZIONE

LA   FILODRAMMATICA DI LAIVES

presenta

IL MARITO DI MIO FIGLIO

commedia brillante in due atti  di  Daniele Falleri

 

Personaggi: (in ordine di apparizione)

GEORGE - Futuro sposo

MICHAEL - Futuro sposo

AMALIA - Madre di Michael

AGOSTINO - Padre di Michael

MERI - Madre di George

IGNAZIO - Padre di George

LORY - Cameriera, ex studentessa di psicologia, aspirante attrice

Regia: Roby De Tomas

 

 

Scenografia studiata e realizzata  da:  Bruno e ….........Zanatta

Luci e musiche:  Andrea & Luca   Mastroianni 

Macchinisti: Gianni Bergamo

Costumi:  Ida Dacome

Direttore di palcoscenico :  …..................

 

organizzazione :

FILODRAMMATICA DI LAIVES - Via Pietralba, 37 - 39055 - LAIVES

Loris Frazza - tel. 0471952650 – 366 66063969 - Fax 0471953582

 

e-mail: info@teatrofilolaives.it             www.teatrofilolaives.it

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Una commedia brillante a tinte comiche

di Daniele Falleri

 è una moderna commedia degli equivoci .   

Non amanti nascoste, corna e tradimenti, entrate e uscite a tempo dalle porte ma battute folgoranti , situazioni comiche e personaggi "realmente improbabili".    Nessuna propaganda, nessuna bandiera Gay-anti Gay da avvalorare ma brillantemente in primo piano un tentativo di convivenza di una coppia di ragazzi che si amano e che forti della loro gioventù non vogliono farsi condizionare dalle convenzioni dei grandi.

Sullo sfondo il mondo degli adulti (adulti ? non si direbbe...) che vorrebbero uniformare i ragazzi ai loro schemi e pregiudizi.   Questi tentativi (piuttosto maldestri) porteranno grande scompiglio a chi credeva di avere grandi certezze.


                                                                                     Il regista    Roby De Tomas

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